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AGRICOLTURA


Come sempre è stato il punto più spinoso in agenda, con l’UE costantemente sotto pressione da parte sia dei Paesi più poveri che dei grandi esportatori di prodotti agricoli. La Comunità, è giusto ricordarlo, rappresenta il primo mercato di importazione dei prodotti dell’agricoltura ed acquista dai Paesi in sviluppo più prodotti agricoli di quanto non facciano Stati Uniti, Giappone, Canada, Australia e Nuova Zelanda messi insieme.

Sussidi all’esportazione.

È l’elemento del programma su cui si è concentrata la maggior parte del dibattito e che ha trovato una soluzione solo nelle ultimissime fasi del negoziato. La Dichiarazione prevede l’impegno ad assicurare la parallela eliminazione, entro il 2013, di tutte le forme di sussidi all’export e di ogni altra disciplina che preveda misure sulle esportazioni con effetto equivalente. Tale risultato dovrà essere conseguito progressivamente ed in modo tale da realizzare una parte sostanziale dello smantellamento entro la prima metà del periodo di implementazione (nel caso di una conclusione del round entro il 2006, o al più tardi entro la prima parte del 2007, questo obiettivo di medio termine non dovrebbe superare il 2010).

L’anticipazione parziale del risultato finale (tecnicamente front loading), operazione resa incerta dalla mancanza di una definizione concordata del termine "parte sostanziale", rappresenta l’inevitabile soluzione di compromesso tra la posizione di una vasta "alleanza" di Paesi – dal G110 al Gruppo di Cairns – che spingeva per il 2010, e la strenua difesa dell’Unione Europea, per niente intenzionata a pregiudicare gli esiti della prossima verifica della PAC in calendario per il 2008.

Tale soluzione di compromesso è parsa accettabile, ed in parte spiega la posizione compatta assunta dall’Unione Europea, grazie al parallelo impegno, e ad un esplicito riferimento, alla contemporanea eliminazione delle altre forme di aiuto all’export di Paesi come USA, Canada, Australia e Nuova Zelanda (crediti all’export, Imprese Commerciali di Stato, aiuto alimentare). Tuttavia, occorre rilevare come per verificare un pieno parallelismo occorrerà attendere gli sviluppi negoziali dei prossimi mesi. Manca, infatti, una precisa indicazione di quali forme di credito all’export e quali pratiche distorsive delle Imprese Commerciali di Stato (STEs) debbano essere eliminate e in base a quali modalità. Sull’aiuto alimentare la Dichiarazione prevede che sia mantenuto un adeguato livello tramite la creazione di una "safe box" per gli aiuti bona fide e lo sviluppo di un’apposita disciplina contro il perpetuarsi di forme "nascoste" di sussidio all’export. Il lavoro dovrà essere completato entro il 30 aprile 2006, come parte delle modalità per il negoziato agricolo.

Sostegno interno.

Di fronte a proposte radicali come quella degli Stati Uniti (riduzione del tetto massimo degli aiuti che ricadono nella blue box dal 5 al 2,5%) e del G90 (Paesi africani del gruppo ACP più PMA) che avrebbero rimesso in discussione la riforma della PAC, l’UE e’ riuscita a consolidare l’Accordo di Ginevra del 2004, che fa salva la distinzione tra forme distorsive e misure legittime di sostegno all’agricoltura, senza anticipare cifre o percentuali di riduzione.

La Dichiarazione fissa in tre le bande entro cui operare i tagli (lineari) al livello consolidato totale della Misura Aggregata di Sostegno (Total AMS) e all’insieme degli aiuti distorsivi, con le riduzioni maggiori nelle fasce più alte. Nella prima banda vi sarà il Paese con il più altro livello di sostegno interno (l’Unione Europea) e in quella intermedia il secondo e il terzo Paese per livello di aiuti (Stati Uniti e Giappone). Nella terza tutti gli altri, inclusi i Paesi in sviluppo.

Il principio che la riduzione di tutti i sussidi distorsivi dovrà essere "superiore alla somma delle singole riduzioni" (livello consolidato delle Misure Aggregate di Sostegno totali, de minimis e pagamenti che ricadono nella Blue Box) pur non essendo esente da rischi, traduce il forte impegno dell’UE a rappresentare il fronte più avanzato nelle riforme interne con il fine di fare pressione sugli USA affinché realizzino le necessarie riforme, visto che in questi anni hanno addirittura aumentato i loro sussidi agricoli.

Accesso al mercato.

Da Hong Kong è giunta la conferma della distanza tra le posizioni sul tavolo negoziale, una distanza non colmabile nei pochi giorni della Conferenza. In linea con la posizione comunitaria, la Dichiarazione si limita ad indicare una struttura dei tagli tariffari su quattro bande, tale da assicurare una maggiore armonizzazione tra le diverse strutture tariffarie, ma senza quantificare le soglie e l’ordine di grandezza delle riduzioni da applicare. A Hong Kong si è inoltre riconosciuta la necessità di giungere ad un accordo per il trattamento dei prodotti sensibili, quelli che subiranno un taglio inferiore a quello previsto dalla formula, ma è scomparsa nell’ultima versione del testo l’idea di un trade-off tra la deviazione dalla formula e l’incremento del relativo contingente tariffario.

Nessun discussione ad Hong Kong, infine, sugli altri temi per i quali è necessario raggiungere un accordo, tra cui la lista di prodotti di elevata qualità (la UE ha presentato una lista di 41 prodotti, tra cui 14 prodotti italiani) per i quali si ritiene indispensabile una forte tutela, ai fini di un loro reale accesso ai mercati internazionali.