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Non c’è dubbio che i prossimi mesi saranno determinanti per l’esito finale del round. La Conferenza di Hong Kong ha risolto solo alcuni dei nodi che hanno impedito alla complessa macchina negoziale di rispettare ad oggi tutte le scadenza previste. Le motivazioni naturali dello stallo sono note: da un lato, i grandi Paesi in sviluppo chiedono all’Europa e, in misura minore, agli Stati Uniti, concessioni in materia agricola; dall’altro i Paesi industrializzati cercano nuove aperture nel settore dei servizi e un migliore accesso per i prodotti della loro industria. Resta da verificare se in questi mesi sono prevalse ragioni di tattica o se la tesi del "blocco" per strappare migliori concessioni nasconda invece l’assenza di una massa critica a favore di un’ulteriore liberalizzazione degli scambi commerciali e, più in generale, del cambiamento in senso multilaterale delle regole del gioco. Altro fattore di incertezza riguarda la compattezza del G20 ora che è stata raggiunta una convergenza di vedute sul pilastro "sussidi all’export" in agricoltura. In altri termini la spinta della "locomotiva indo-brasiliana" potrebbe esaurirsi nel passaggio ai dossier sull’accesso al mercato (agricoltura, NAMA e Servizi), lasciando aperti diversi scenari, tra i quali la ripresa del confronto tra l’Unione Europea da una parte ed i Paesi grandi esportatori di prodotti agricoli riuniti nel Gruppo di Cairns. Sul piano interno occorrerà definire in modo chiaro gli obiettivi realistici che si potranno ottenere in vista dell’accordo conclusivo, cercando di riequilibrare un negoziato ancora caratterizzato da un primato dell’agricoltura e mettendo da parte ambizioni incerte o impossibili, concentrandosi sull’ottenimento di un pacchetto di risultati equilibrati necessari per migliorare la competitività complessiva del Paes e.
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