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Scarsi i risultati ottenuti per il negoziato sull’accesso al mercato dei prodotti non-agricoli (NAMA). L’unico risultato di sostanza riguarda l’esplicito riferimento alla "formula svizzera" come strumento per la riduzione dei dazi. Cade, quindi, l’ipotesi di una formula di "tipo svizzero", avanzata nei mesi precedenti da alcuni Paesi in sviluppo (Argentina, Brasile, India) che avrebbe permesso ad ogni Paese di adattare la formula al proprio livello medio di protezione. Tuttavia, la soluzione a più coefficienti, con molta probabilità uno per i Paesi avanzati ed un altro per quelli in sviluppo, rischia di ridurre ulteriormente il livello di ambizione di questo negoziato, senza un effettivo miglioramento dell’accesso al mercato in quei Paesi che applicano in dogana dazi sostanzialmente inferiori rispetto a quelli consolidati al WTO (i.e. India e Brasile). Un altro tassello in vista della definizione di modalità complete per il negoziato (30 aprile 2006) riguarda il trattamento dei dazi non consolidati, per i quali la Dichiarazione ha stabilito che venga utilizzato un mark-up non-lineare per ottenere la base di applicazione della formula di riduzione tariffaria. Tale approccio dovrebbe consentire una maggiore compressione dei dazi rispetto alla proposta contenuta nella Decisione del luglio 2004 che suggeriva semplicemente di raddoppiare il dazio effettivamente applicato erga omnes in dogana. Per quanto riguarda l’approccio settoriale, i Ministri hanno dato un preciso mandato al relativo gruppo negoziale per identificare le proposte in grado di raccogliere una sufficiente partecipazione, che dovrà in ogni caso essere non obbligatoria. Modesto il risultato anche sul tema delle barriere non tariffarie (NTBs – par. 22). Il testo della Dichiarazione riconosce la necessità di analizzare proposte negoziali specifiche ed apre, in qualche modo, alla possibilità di trattare le NTBs mediante un approccio non solo verticale (per settore), ma anche orizzontale (per tipologia di ostacolo) delle suddette barriere. |