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(a cura di Savino Onelli)
Le previsioni risultano particolarmente ardue e complesse in quanto spesso le molteplici variabili interagiscono in direzioni divergenti. Peraltro, è possibile affermare che il quadro di ormai sufficiente stabilità, la ripresa economica e la crescita del Pil comporteranno un incremento complessivo degli scambi all’interno dell’Area. Ciò anche se i poli economici dell’Area (Italia e Germania, e, secondariamente Grecia e Turchia) sono ubicati all’esterno, il che, come in situazioni analoghe (vedi CEFTA) è uno degli aspetti che possono frenare lo sviluppo del commercio intra-area. Il fattore principale dello sviluppo dei Balcani è e rimarrà il livello ed il tipo dell’interscambio con l’U.E., considerata anche la tipologia dei beni e delle merci scambiate (capitali, beni strumentali e beni di consumo dall’U.E. verso i Balcani - merci ad alta intensità di manodopera o ad alto contenuto di materia prima, nella direzione opposta) che configurano un elevato grado di complementarietà, un fattore che è stato determinante per l’eclatante successo di altre aree, quale ad esempio, il NAFTA. Il passaggio ad un’area di libero scambio "effettiva" comporterà maggiori opportunità di cooperazione economica, che presumibilmente tenderà a ricostruire la parte più efficiente dei rapporti sia tra produttori verticali della stessa branca (filiere), sia di quelli tra imprese (network) che già esistevano per esempio nell’ambito dei paesi che formavano la R.F. di Jugoslavia. Nel quadro della futura area di libero scambio, un ulteriore fattore di crescita dovrebbe essere rappresentato da una valenza maggiore dell’attuale nei rapporti bilaterali tra paesi confinanti o prossimi, quali quelli tra Croazia e Serbia Montenegro, tra Romania e Bulgaria. Occorre poi considerare che nell’area esistono, oltre alle economie-paese, dei sistemi economici peculiari (Kossovo e Repubblica Srbska) il cui inserimento nello Stato di origine (Serbia Montenegro e Bosnia-Erzegovina, rispettivamente) nel quadro della costituenda area di libero scambio non potrà comportare che benefici, sia per la maggiore differenziazione dei possibili partners (caso di Repubblica Srbska), sia per la eliminazione o attenuazione di linee di separazione (caso del Kossovo nei confronti di tutti gli Stati confinanti) che dovrebbe consentire la rinascita economica delle aree più disagiate (nel Kossovo il reddito procapite è attualmente 1/5 di quello ante dissoluzione della R.F. di Jugoslavia). Per contro potrebbe verificarsi che le future possibilità di più ampia scelta di partner diversi dagli attuali dovrebbero risultare in una minore propensione allo scambio intra-area. Tale negativa possibilità è però attenuata dall’esistenza di un diverso stato di sviluppo nei vari paesi che, dovrebbe, al contrario favorire la specializzazione produttiva. Anche il fatto che le due attuali entità della Bosnia-Erzegovina (Confederazione Croato-Musulmana e Repubblica Srbska) potrebbero allentare i rispettivi legami con Zagabria e Belgrado, sarà un elemento di crescita dei traffici interni all’Area. Una tematica ricorrente sull’argomento indica come nel 2007 l’Area dovrebbe perdere di significato a causa dell’accesso all’U.E. di Bulgaria e Romania, in quanto, viene sostenuto da più parti, alcuni paesi balcanici vedono nella creazione dell’area di libero scambio solo uno strumento per l’avvicinamento all’UE. In altri termini, il processo di integrazione d’area non sarebbe che un esercizio di facciata per consentire a Bulgaria e Romania di compiacere l’U.E., "acquistando meriti" in ordine alla opportunità delle classi dirigenti dei rimanenti paesi balcanici di accreditarsi presso le rispettive opinioni pubbliche quali garanti di un processo salvifico di avvicinamento all’U.E. Tale opinione non può essere condivisa in quanto non tiene conto del fatto che, nell’attuale momento di accelerazione del processo di transizione, anche l’arco temporale 2003-2007 è un lasso temporale che può essere ritenuto ragionevolmente lungo per il rafforzamento e l’intensificazione di rapporti i quali, stante il regime delle corsie preferenziali con l’U.E,. sicuramente estenderanno una positiva influenza anche dopo il 2007. Si deve considerare inoltre che nella futura area di libero scambio rimarranno tutte le repubbliche ex Jugoslave che sono proprio quelle che presentano un maggior interscambio d’area, con i poli regionali di sviluppo al proprio interno (Zagabria e Belgrado) e che, quindi, offrono le maggiori opportunità di ripresa dei rapporti di filiera, di network e di utilizzazione della complementarietà delle economie. E’ questa, probabilmente la considerazione più significativa in merito all’evoluzione dell’area di libero scambio nel post 2007. L’area di libero scambio, nella configurazione a 5 (Croazia, Serbia Montenegro, Albania, Macedonia, Bosnia-Erzegovina), consentirebbe inoltre di mantenere il legame della Croazia con la Confederazione Croato - Musulmana la cui rescissione (conseguente alla prospettata inclusione della Croazia nel gruppo di nuovi membri U.E. da ammettersi nel 2007) provocherebbe una deriva politica ed economica della Confederazione dalle imprevedibili conseguenze. Altri analoghi vantaggi del perseverare sulla creazione di una area di libero scambio pur nella prospettiva della secessione dei due paesi più evoluti nell’interscambio, sono evidenziati dalla necessità che altre tre entità parastatuali (Montenegro, Kossovo, Repubblica Srbska) possano far confluire le loro potenzialità in un’entità di libero scambio ove esisterà una considerevole possibilità di realizzare economie di scala. Un discorso a parte è opportuno dedicarlo all’Albania, il paese che attualmente è il meno propenso allo scambio intra-area, essendo votato pressoché totalmente, specie per l’export, ai rapporti con l’Italia e la Grecia. Nel caso di Tirana, l’attuale rapporto, uno a dieci, tra export ed import per e dall’Area, non potrebbe che migliorare perché verrebbero a maturarsi le condizioni di facilitazione all’interscambio. Anzi, secondo varie stime e proiezioni, l’Albania dovrebbe essere il paese che trarrà vantaggi più significativi, con moltiplicazione nel medio termine dell’attuale export con un fattore di 5 a 9, secondo gli scenari di associazione poi definitivamente adottati nell’ambito dell’area di libero scambio (modello U.E. o modello CEFTA). Anche per l’import dell’Albania dall’Area valgono considerazioni analoghe. 11______________________ 15 - Vantaggi specifici di area Qualora si dovessero riassumere i vantaggi della implementazione di un’area di libero scambio nei Balcani Occidentali, si potrebbero schematicamente indicare i seguenti punti principali:
16 - Considerazioni conclusive 12L'Europa di Sud-Est è la particolare regione europea caratterizzata dalla necessità di completare il processo di trasformazione dall'economia centralmente pianificata al libero mercato. Le diverse vie seguite da ciascuna nazione in tale cammino hanno fatto sì che le singole economie nazionali si collochino ora in vari stadi di approccio del complesso iter verso la globalizzazione e verso l'omologazione alle grandi istituzioni di mercato (WTO -U.E). Infatti, accanto a Stati il cui accesso all'U.E. è ormai consolidato per l'anno 2007, esistono altre realtà di candidatura per l'anno 2007, mentre per altri quattro stati (Albania, Bosnia- Erzegovina, Macedonia, Serbia Montenegro) il traguardo dell'accesso all'U.E. è necessariamente procrastinato al quinquennio successivo. Sull'area, inoltre, permane l'incognita dell'ammissione della Turchia, che dell'Europa dei Balcani è la prosecuzione (o l'avamposto o il "ponte") geoeconomico verso Sud-Est. Per quanto più specificamente attiene alle potenzialità dei Balcani, occorre prendere atto del fatto che il processo di evoluzione post ‘’89 non ha corrisposto del tutto alle aspettative. Le cause, in estrema sintesi sono riconducibili ad una varietà di fattori, quali la modesta situazione iniziale o l'oscillante politica delle riforme ovvero il coinvolgimento in conflitti armati. In alcuni Stati, la relativa modestia della compagine territoriale e demografica, nell'impedire l'ottimizzazione di scala del mercato e della produzione interna ha costituito (e costituisce), a volte complice l’attuale marginalità della collocazione geopolitica (Bosnia-Erzegovina, Albania), un ulteriore coefficiente di disturbo. A fronte di tale complessa situazione, occorre dare atto ai Paesi dell’Area del loro comune sforzo di uscire da una situazione d’impasse il che fa comprendere molto chiaramente che tutti i paesi sanno di trovarsi in presenza di una opportunità unica, che non si potrà ripetere. L'area di libero scambio nell'Europa di Sud-Est è, al momento attuale, una costruzione concretamente realizzabile sulla base della rete di 21 accordi commerciali sottoscritti tra i sette paesi e con l'associazione esterna della Moldavia. Il comune impegno dei Paesi ad armonizzare le procedure dell'interscambio secondo gli standard dell'OMC/WTO e dell'U.E., nonché la clausola che vincola i Membri all’ampliamento e approfondimento dell'integrazione tra loro stessi, sono l'ulteriore garanzia per gli auspicabili sviluppi di medio termine. La reale portata dei 21 accordi è già stata illustrata ed il suo effetto dovrebbe tradursi in una generalizzata convergenza verso il basso delle tariffe doganali, ivi comprese quelle agricole, con un decremento generalizzato già acquisito intorno all’ 80-95 %, che le porterà quasi ad azzerarsi. Per quanto attiene a peculiari interessi di alcuni settori, il periodo di moratoria di sei anni dovrebbe garantire un adattamento progressivo dei vari mercati interni. In particolare, per l'agricoltura, in cui rimangono ancora in vigore elevate tariffe bilaterali (per la Romania, ad es. fino al 25%) e quote, il problema deve essere affrontato con grande spirito di comprensione e flessibilità reciproca (dei 7 paesi, del WTO e dell'U.E.), in quanto nei paesi membri della SEECP la percentuale di popolazione che vive di agricoltura è dell'ordine di 10-20 volte superiore in percentuale a quella dell'U.E. a 15. I problemi sociali, produttivi (e politici) conseguenti ad una liberalizzazione troppo rapida del settore primario, consigliano quindi l'opportunità di adottare un modello che garantisca un passaggio al nuovo regime di scambi il più soft possibile. L'impegno a coordinare l'intreccio dei 21 accordi dovrà concretarsi in un'attività di progressiva maggiore aderenza alle norme WTO anche per le contingentizzazioni protettive, nonché di armonizzazione della normativa e delle procedure doganali in modo che risultino compatibili con quelle dell'U.E. Pure fondamentale è che le normative societarie, tributarie e bancarie, nonché quelle dei bilanci, e quelle sulla competizione commerciale vengano allineate a quelle U.E. La clausola di evoluzione dell’area di libero scambio è anch'essa particolarmente produttiva di progresso in quanto impegna i paesi agli ulteriori passi per lo sviluppo dell'interscambio e degli IDE, che, a loro, volta dovrebbero essere propiziati dall'adozione dei passi necessari ad estendere la liberalizzazione ai servizi e dall'implementazione delle garanzie per la tutela della proprietà intellettuale. In merito ai potenziali futuri, in sintesi, varie stime convergono nel prevedere un raddoppio o una triplicazione dell'interscambio, quale tetto ottimale di aumento a termine del medio periodo, con tassi più elevati per Albania e Macedonia, come pure per quelli tra Croazia e Repubblica Srbska, mentre ulteriori effetti moltiplicatori scaturiranno dalla normalizzazione delle relazioni commerciali all’interno della Bosnia-Erzegovina. Per quanto riguarda i settori ed i paesi che maggiormente si apriranno all'export, si prevede che la crescita di tale flusso commerciale sarà più accentuata nei settori ora più protetti (prodotti alimentari e manufatti di più semplice produzione) e nei paesi che in atto impongono le tariffe più alte (Macedonia e Romania). Un aspetto strategico da non trascurare è l'adozione del pacchetto di misure tendenti a mobilitare le iniziative di sostegno ed investimento finanziario e di know-how dalle Istituzioni specializzate e dal business internazionali. Si tratta di un complesso di misure che vanno dalla adozione di uniformi regole di origine, alla promozione dell'investimento, alla regolamentazione della concorrenza e del contenzioso e alla standardizzazione delle procedure doganali e di quelle di erogazione dei servizi. Come conclusione finale, si deve constatare con soddisfazione che molto cammino è già stato percorso, ma occorre dire con altrettanta franchezza che altrettanto è ancora da farsi. L'aver superato la fase iniziale, quella di norma più ardua, è comunque il migliore auspicio affinché tutta l'area del Sud-Est Europeo consolidi, ampli e sviluppi tutte le acquisizioni già ottenute e le proietti in una fase di convergenza di tutti gli sforzi. Anche tenendo conto della futura (e ormai prossima) diversa geometria dell’area coperta dagli accordi, la costituzione dell’area di libero scambio non deve essere considerata come finalizzata a se stessa, bensì è da ritenersi indirizzata alla realizzazione di un'Unità continentale che non può essere ritenuta completa fintantoché tutti i paesi del S.E. non siano confluiti nella Casa comune europea. ____________________ |