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DIREZIONE GENERALE
PER LA POLITICA COMMERCIALE INTERNAZIONALE
Div.V


 

LA POLITICA COMMERCIALE EUROPEA NEL 2009/2010 (FOCUS NEGOZIATI BILATERALI)

 

La Politica Commerciale comune ha riguardato in primo luogo i negoziati sull'agenda di Doha (DDA) purtroppo bloccato, e poi i negoziati bilaterali sui quali sono stati fatti grandi progressi (seppure con risultati a volte discutibili), e quindi l’ambiente: non si deve dimenticare inoltre la questione della etichettatura dei prodotti –vicina ad una svolta – e la ricalibratura della ns. azione ai sensi e per gli effetti del trattato di Lisbona.

 

A - NEGOZIATI A LIVELLO MULTILATERALE

Dopo la rottura del 2008, il negoziato multilaterale ha visto una quasi completa immobilità, malgrado dal summit del G-20 a Pittsburgh di metà settembre 2009 fosse arrivato un segnale per la ripresa del round iniziato a Doha nel 2001. Ormai da mesi non si registra alcun progresso. La ragione principale sembra risiedere nella scarsa volontà manifestata da parte americana, che ormai dovrebbe aver avuto il tempo – con la nuova Amministrazione – di precisare la sua posizione e rivedere il quadro negoziale. I tentativi effettuati dagli USA a livello bilaterale con i principali Paesi emergenti – per ottenere maggiori aperture nell’accesso al mercato – non hanno avuto successo. Il Congresso, forse impegnato in altri importanti dossier, sembra rigettare anche quelle scarse indicazioni che provengono dall’Amministrazione. Quest’ultima, anche perché "bloccata" dalla prossima tornata elettorale (mid term elections) non avvierà iniziative almeno fino all’inizio dell’anno prossimo, periodo in cui potrebbe aprirsi una "finestra" utile per impegnarsi nel negoziato e presentare eventuali risultati al Congresso. È comunque chiaro che il risultato finale del Doha round sui prodotti industriali vedrà miglioramenti scarsi o nulli per i prodotti UE nell’accesso al mercato nei paesi emergenti: l’Europa si dovrà "accontentare" del migliore accesso al mercato nei paesi industrializzati (USA in particolare). Nelle questioni di interesse prioritario italiano sarà necessario un attento lavoro di analisi e contrattazione con la Commissione Europea per cercare di avere soluzioni condivisibili su protezione delle indicazioni geografiche (oggetto di recente polemica da parte statunitense), servizi, tutela proprietà intellettuale, rimozione ostacoli non tariffari, per giungere ad un risultato più bilanciato possibile tra i vari pilastri del negoziato.

 

B- I NEGOZIATI BILATERALI e regionali per accordi commerciali di partenariato economico, di libero scambio e di associazione

Lo stallo multilaterale impone di cambiare passo nella politica commerciale e di aprire nuovi corridoi a dazio zero per l’import e l’export delle merci. Per questo bisogna concludere a breve gli accordi di libero scambio attualmente in trattativa. Infatti la strada della ripresa economica europea, in questa difficile congiuntura internazionale, può solo passare attraverso gli accordi di libero scambio con i Paesi emergenti e l’eliminazione delle barriere non tariffarie. Per questo occorre un forte impulso per chiudere le intese bilaterali (e dall’altro lato occorre accelerare l’accordo con gli Usa per l’abbattimento del 50% delle non tariff barriers).

L’Unione europea dovrà quindi trovare un equilibrio tra il rafforzamento delle relazioni bilaterali ed il ruolo centrale dell’OMC nel commercio internazionale. Nei negoziati bilaterali, a loro volta, occorre mantenere un equilibrio tra la conclusione in tempi ragionevoli e la loro ampiezza (si noti che devono includere la proprietà intellettuale, gli ostacoli agli investimenti, le barriere regolamentari, l’accesso all’energia ed alle materie prime ed agli appalti pubblici).

Vedremo nella griglia in dettaglio quali sono i negoziati bilaterali e regionali per accordi commerciali di partenariato economico,di libero scambio e di associazione (e tra di essi quelli parafati o firmati ma non ancora in vigore, quelli pronti per la ratifica, quelli in corso di trattativa, quelli in corso di rinegoziazione).

Successivamente vedremo nelle singole pagine (e nell’articolo di commento) sia l’Accordo con la Corea che i negoziati in corso con i Paesi dell’America Latina, l’India, il Canada e l’Ucraina ed il lancio di nuovi negoziati con altri Paesi dell’Asean, nonché l’approfondimento delle relazioni commerciali con i Paesi del Vicinato, l’Unione per il Mediterraneo e il Partenariato Orientale. Il bilancio non è soddisfacente, ci sono state infatti luci ed ombre nei negoziati bilaterali dell’UE nel 2009 e nei primi mesi del 2010: è necessario ripensare la strategia commerciale per il futuro

I NEGOZIATI BILATERALI DELL’UE

La UE ha attualmente in corso vari negoziati con:

FTAs
(
Free Trade Agreements):
COREA del SUD:
NEGOZIATO CONCLUSO/ ACCORDO PARAFATO E FIRMATO MA NON ANCORA IN VIGORE –POSSIBILE ENTRATA IN VIGORE PROVVISORIA- PRONTO PER LA RATIFICA

Paesi Comunità Andina : (PERU' e COLOMBIA)
NEGOZIATO CONCLUSO/ ACCORDO FIRMATO - NON ANCORA IN VIGORE
il negoziato di libero scambio si è recentemente concluso a livello tecnico.

Paesi dell'America Centrale: (COSTA RICA, GUATEMALA, HONDURAS, NICARAGUA, EL SALVADOR, PANAMA)
NEGOZIATO CONCLUSO/ ACCORDO FIRMATO
il negoziato di libero scambio si è recentemente concluso a livello tecnico.

I negoziati sono stati dichiarati entrambi conclusi in occasione del vertice con i Paesi dell’America Latina e Caraibi (EULAC Madrid 17-19 maggio 2010). Nella stessa data con un comunicato congiunto con la controparte sudamericana si è deciso di riavviare il negoziato con il MERCOSUR.

Paesi MERCOSUR: (ARGENTINA, BRASILE, PARAGUAY, URUGUAY)
IN CORSO DI TRATTATIVA
Dopo gli ultimi contatti con i Paesi del MERCOSUR, la Commissione ha ritenuto di poter riavviare il negoziato, fermo da anni, confidando sulle assicurazioni fornite dalla controparte sudamericana. A seguito della decisione del Collegio lo scorso 4 maggio si è appunto convenuto di rilanciare il negoziato UE-MERCOSUR nel quadro del vertice EULAC.

INDIA:
IN CORSO DI TRATTATIVA
dopo mesi di stallo il negoziato sembra entrare in una fase più concreta/ prossimo round a luglio, offerte sulle questioni chiave a settembre.

Paesi ASEAN: (THAILANDIA, INDONESIA, MALAYSIA, FILIPPINE, SINGAPORE, BRUNEI, VIETNAM, LAOS, MYANMAR e CAMBOGIA)SOSPESO/ IN TRATTATIVA SOLO CON ALCUNI PAESI

VIETNAM:
NON ANCORA IN TRATTATIVA/GIÀ DECISO PROSSIMO AVVIO DEL NEGOZIATO

SINGAPORE :
IN CORSO DI TRATTATIVA
i negoziati sono nella fase iniziale
: prox riunione a settembre

Paesi Consiglio Cooperazione Golfo Persico - GCC(KUWAIT, ARABIA SAUDITA, BAHRAIN, EMIRATI ARABI UNITI, OMAN e QATAR)
SOSPESO
nessuna novità, permane una fase di congelamento.

Paesi EUROMED:
(
ALGERIA, ALBANIA, CROAZIA, EGITTO, ISRAELE, BOSNIA/ERZEGOVINA, GIORDANIA, LIBANO, LIBIA, MAURITANIA, MONACO, MONTENEGRO, MAROCCO, SIRIA, TUNISIA, TURCHIA. A questi si aggiunge la A. PALESTINESE)
SOSPESO/ IN TRATTATIVA SOLO CON ALCUNI PAESI

MAROCCO:
IN CORSO DI TRATTATIVA

LIBIA:
IN CORSO DI TRATTATIVA
7 round è previsto a settembre a Bruxelles

UCRAINA:
IN CORSO DI TRATTATIVA
12 round a luglio a Bruxelles

RUSSIA:
IN CORSO DI RINEGOZIAZIONE
10 round
a luglio a Bruxelles

MESSICO:
IN CORSO DI RINEGOZIAZIONE (REVISIONE)

Altri accordi

(Association Agreements)

................
CETA
(Comprehensive Economic   and   Trade Agreement)
CANADA:
IN CORSO DI TRATTATIVA
il negoziato procede speditamente. Sembrano superate le difficoltà relative alla partecipazione e all’assunzione di impegni da parte dell Province canadesi (che hanno una notevole autonomia), che occorrerà tuttavia seguire con attenzione Il terzo round ha avuto luogo dal 19 al 23 aprile; Il prossimo round avrà luogo dal 12 al 16 luglio: le parti si segnaleranno le reciproche flessibilità per arrivare a delle offerte a ottobre.
PCA
(Partnership Cooperation Agreement)
CINA:
IN CORSO DI TRATTATIVA
Per ora possibile il semplice rinnovo dell’accordo dell’1985 /pochi progressi vista l’intransigenza cinese a fare concessioni sul PCA senza avere ottenuto lo status di economia di mercato

IRAQ:
CONCLUSO/ ACCORDO FIRMATO - NON ANCORA IN VIGORE
Il testo dell'accordo è stato siglato nel novembre 2009.

EPAs
(Economic Partnership Agreements )
Paesi ACP [i 77 paesi di Africa, Caraibi e Pacifico che fanno parte della Convenzione di Cotonou con l'Unione europea]
NEGOZIATO CONCLUSO SOLO CON CARAIBI
(accordo completo siglato a dicembre 2007 e firmato nell'ottobre 2008) /CON GLI ALTRI 5 GRUPPI DI PAESI IN CORSO DI TRATTATIVA

C- Le altre questioni della grande agenda commerciale europea

1 - Il trattato di Lisbona ed il futuro del commercio europeo. Le priorità prospettate riguardo la dimensione esterna della strategia UE per il 2020 non valorizzano appieno il possibile contributo del commercio alla competitività ed alla crescita, nel nuovo contesto istituzionale introdotto dal Trattato di Lisbona, di fronte agli strascichi della crisi economica internazionale, ed alla necessità di portare avanti la lotta contro il protezionismo per assicurare le prospettive economiche per la ripresa.

Per questo Commissione ha previsto una comunicazione sulla futura politica commerciale per il prossimo decennio ed una consultazione pubblica sullo stesso tema.

La Commissione ha delineato le prossime scadenze che porteranno alla pubblicazione della comunicazione verso fine ottobre: al momento sono in corso consultazioni all’interno della DG Trade, con il PE e la società civile, il seminario accesso al mercato di Madrid del 1 giugno. Parallelamente avrà luogo la consultazione pubblica on-line, attiva fino a fine luglio(si tratta di 20 domande in oggetto entro la fine di luglio 2010 su temi importanti quali il Trattato di Lisbona, negoziati multilaterali e bilaterali, servizi e investimenti, sviluppo sostenibile, sviluppo, commercio leale ed enforcement delle regole multilaterali/ tale consultazione è accessibile anche dalla prima pagina web del Ministero dello Sviluppo Economico o dal sito della Commissione Europea .
Va detto che sulla sostanza la Commissione non si sbilanciata molto: almeno per quanto attiene agli aspetti di accesso al mercato, qualche concetto utile si può rinvenire nella strategia UE 2020 soprattutto per quanto riguarda l’applicazione degli FTA esistenti.

Il Trattato di Lisbona tra l’altro introduce una competenza comunitaria sugli investimenti diretti esteri –ormai inscindibili dal commercio internazionale- che sarà oggetto di prossimi interventi normativi (un Regolamento ed una Comunicazione).

2 - La proposta di riforma sull'etichettatura obbligatoria di origine (cd made in). La proposta per un Regolamento comunitario relativo alla stampigliatura dell'indicazione d'origine "Made in" è passata al PE ai sensi delle nuove disposizioni entrate in vigore con il Trattato di Lisbona a gennaio scorso e di certo costituisce uno dei punti caldi del 2010 -visto il favore sempre accordato dagli europarlamentari al tema. Va ricordato infatti, a tal proposito, che il 25 novembre scorso a Strasburgo il Parlamento a larghissima maggioranza ha sollecitato il Consiglio ad approvare il regolamento; il Consiglio dell’ Unione Europea, auspicabilmente, verrà investito dell’esame del progetto di Regolamento già approvato dal Parlamento Europeo e non potrà non tenere conto di tale approvazione. Va ricordato che il nostro Parlamento è intervenuto varando una importante norma ad hoc sulla tracciabilità di prodotto prevalentemente realizzato in Italia con la legge cd Reguzzoni – Versace ( l. 55/2010) che istituisce un sistema di etichettatura obbligatoria per i prodotti TAC, tessile abbigliamento-calzature- pelletteria affinché siano tutelati i consumatori, le imprese e il lavoro italiano ed europeo.; si noti peraltro che -ad iniziativa della parlamentare italiana On. Laura Comi e di altri- è stato presentato alla Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (IMCO) del Parlamento Europeo un progetto di emendamenti al cd "dossier tessile" che introdurrebbero un sistema in tutto analogo a quello anticipato dalla norma italiana suddetta; la relazione da lei presentata e supportata è stata approvata dalla Commissione Mercato Interno del Parlamento Europeo e verrà votata ed è stata votata ed approvata a maggioranza dalla Plenaria dell'Assemblea di Strasburgo a maggio 2010; resta ora necessario l’esame del Consiglio Europeo per avere il via libera definitivo

3- Il commercio e l'ambiente. dopo due settimane di discussione con l’intervento di 120 tra Capi di Stato e di Governo la conferenza sul Clima (UNFCC/COP15) del dicembre scorso a Copenaghen si è chiusa con un insuccesso, poiché gli Stati Membri non solo non hanno stabilito un framework, un quadro generale ma non hanno nemmeno proceduto ad identificare quali siano per loro i beni ambientali, in vista di una futura liberalizzazione degli stessi (in ambito WTO-DDA).La distanza tra le posizioni dei diversi Paesi si è rivelata alla fine incolmabile sui punti più delicati di trattativa, e solo nelle ultime ore si è proceduto a produrre un risultato minimo, sancendo degli impegni di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra - solo volontari e su base nazionale- senza però stabilire nulla per quanto riguarda lo stabilire metodi di controllo e verifica di tali riduzioni, ma soprattutto senza accordi su beni ambientali e carbon leakage (fuga delle imprese nei paesi dove le norme ambientali sono più lassiste). Manca una strategia comune da parte sia dei paesi industrializzati che da parte degli emergenti da presentare al prossimo vertice mondiale sul clima che si terrà in Messico nel 2011 (o almeno da affrontare nell’ambito dei negoziati commerciali multilaterali).


 

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